lunedì 9 gennaio 2012

Diverse condizioni di illuminazione- zone alte e basse


Diverse condizioni di illuminazione- zone alte e basse

Eseguire con la fotocamera alcune immagini in situazioni diverse per illuminazioni; di giorno con luce naturale, in controluce e notturna. 
La materia base della fotografia è, senza dubbio la luce.
Essa è una forma di energia che irraggia dalle sorgenti luminose(naturali o artificiali), e da esse si propaga in tutte le direzioni con una velocità di 300.000 km/s.
La pellicola o nel caso delle fotocamere digitali, il sensore, viene colpita dai raggi luminosi provenienti dagli oggetti circostanti che ricevono luce (dal sole o da sorgenti artificiali) e la riflettono in tutte le direzioni.
Dal tipo di luce presente nella scene dipende gran parte del risultato del nostro lavoro, la luminosità caratterizza l'atmosfera di un'immagine, ne permette diverse letture e quindi è fondamentale conoscerla per sapere come comportarsi nelle diversissime situazioni in cui ci possiamo trovare.
Cominciamo col dividere principalmente i vari tipi di luce in due categorie:luce "dura" e luce "morbida" o "diffusa".
Una luce dura, come ad esempio quella del sole allo zenit produce ombre nette e forte contrasto, è sconsigliata nelle fotografie di ritratto e rende molto bene la solidità degli oggetti.
Al contrario una luce morbida, presente nelle giornate nuvolose, appiattisce i contrasti cromatici della scena e non produce quasi ombre. Smorza i colori ed addolcisce le forme.
Un altro approccio nella classificazione della luce è quello di studiare l'ombra che essa produce.
Se un oggetto illuminato presenta un'ombra dai contorni netti e definiti siamo in presenza di una fonte luminosa dura, se individuiamo un'ombra dai contorni sfumati abbiamo a che fare con una luce media. Infine se gli oggetti non presentano ombra affatto sono colpiti da una fonte di luce "grande", spesso lontana i cui raggi arrivano da tutte le direzioni.
Altra differenza importante è quella tra luce naturale ed artificiale, la prima ha il vantaggio di essere estremamente economica ma ha lo svantaggio di non poter essere controllata, al contrario della luce artificiale delle lampade o dei flash, fondamentale per fotografare di notte o in interni.
Un altro aspetto molto importante che riguarda la luce, oltre alle ombre che produce sui soggetti, è quello delle dominanti che le diverse illuminazioni producono sulle pellicole a colori.
Ci sarà capitato di vedere fotografie che presentassero una forte dominantecromatica che a occhio non abbiamo notato nella scena.
I nostri occhi (o meglio il nostro cervello) si abituano rapidamente e compensano automaticamente le varie "temperature di colore" della luce, le pellicole no.
Da qui il concetto di luce fredda e luce calda, dove la prima indica quella luce (naturale o artificiale) che produce toni sul rosso, come la luce al tramonto o quella delle lampadine al tungsteno, mentre la luce fredda che si presenta nelle giornate coperte, all'ombra etc.
La luce che risulta più neutra è quella del sole nelle ore centrali del giorno oppure quella del flash.
In queste condizioni non è necessario utilizzare filtri o pellicole specialiper correggere le dominanti di cui abbiamo parlato. A questo proposito è molto utile nelle fotocamere digitali il dispositivo di "bilanciamento del bianco". Se la qualità della luce influenza in modo decisivo la resa della nostra foto, la direzione da cui essa proviene è altrettanto importante.
Il soggetto che vogliamo ritrarre può essere illuminato in vari modi, principalmente la fonte di luce può essere: frontale, laterale, zenitale e posteriore (cioè in "controluce").



                                              Alba in autostrada






Situazioni Normali. Luce diurna 























mercoledì 4 gennaio 2012

Autoritratto di un fotografo- Fernando Scianna


Autoritratto di un fotografo- Fernando Scianna

Devo ammettere che questo libro mi è piaciuto molto.

venerdì 30 dicembre 2011

Henry Cartier Bresson


“Osservare lì dove gli altri sanno solo vedere”. Questa frase racchiude l’essenza del lavoro di Henri Cartier-Bresson, la sua inconfondibile cifra stilistica, la diversità del suo approccio alla fotografia, il suo rapporto con la macchina fotografica, cito le parole di Bresson: “La mia Leica è letteralmente il prolungamento del mio occhio” dice Cartier-Bresson, “ il modo in cui la tengo in mano, stretta sulla fronte, il suo segno quando sposto lo sguardo da una parte all’altra, mi da l’impressione di essere un arbitro in una partita che mi si svolge davanti agli occhi, di cui coglierò l’atmosfera al centesimo di secondo”. 





Henri Cartier-Bresson è l’abile demiurgo che dirige con indiscussa maestria il meccanismo che fa del fotografato il fotografabile, regola l’osmosi esistente tra il gesto puramente meccanico di premere il pulsante della macchinetta fotografica, e l’impressione dell’oggetto-soggetto sulla pellicola. La realtà per Cartier-Bresson : “è un diluvio caotico di elementi, in questa realtà, il riconoscimento simultaneo in una frazione di secondo dell’importanza dell’evento così come l’organizzazione precisa delle forme, da a quell’evento la relativa espressione adeguata…”. Nella partita tra il fotografo, ed il tempo fugace e quanto mai effimero se visto dall’obiettivo della fotocamera, per Bresson: “Siamo spesso troppo passivi davanti a un mondo che si muove e il nostro unico momento di creazione è il 1/25° di secondo in cui pigiamo il pulsante, l’attimo di oscillazione in cui cala la mannaia. Siamo paragonabili ai tiratori che “sparano” una fucilata” 




giovedì 29 dicembre 2011

Gianni Berengo Gardin


Gianni Berengo Gardin




Ha iniziato a occuparsi di fotografia dal 1954, inizia la sua carriera di fotoreporter, nel 1965 quando lavora per Il Mondo di Mario Pannunzio.  Negli anni a venire collabora con le maggiori testate nazionali e internazionali come Domus, Epoca, Le Figaro, L'Espresso, Time, Stern.

Il suo modo caratteristico di fotografare, il suo occhio attento al mondo e alle diverse realtà
 dall'architettura al paesaggio, alla vita quotidiana, gli hanno decretato il successo internazionale e lo rendono un fotografo molto richiesto anche nel mercato della 
comunicazione d'immagine.








A seguire i video:
http://www.youtube.com/watch?v=Pgu4EM7wxxc&feature=fvw
http://www.youtube.com/watch?v=fJpaH5js3Ns&feature=related






mercoledì 28 dicembre 2011

La messa a fuoco e profondità di campo.

Esercitazione sulla messa a fuoco.

 La corretta messa a fuoco è un requisito essenziale per qualsiasi fotografia. Quando guardiamo gli oggetti e le persone intorno a noi, la nostra percezione è uniforme: ovunque spostiamo la nostra attenzione, vediamo sempre lo stesso livello di nitidezza. Di fatto i nostri occhi focalizzano continuamente ciò che osserviamo, adattandosi all'istante a qualsiasi variazione di distanza e diprospettiva, fornendoci così l'impressione che non esistano differenze tra gli oggetti vicini e lontani e che tutti siano costantemente a fuoco. Nella realtà, quando guardiamo qualcosa di vicino, gli oggetti lontani diventeranno sfocati nel perimetro visivo, e viceversa. L'obiettivo della fotocamera funziona nello stesso modo, con la differenza importante che nel momento di scattare la foto, blocca la messa a fuoco a una determinata distanza e tutti gli oggetti presenti sull'ipotetico piano che passa per quella distanza saranno perfettamente nitidi, mentre gli oggetti più o vicini o più lontani dall'obiettivo rispetto a tale distanza saranno via, via più sfocati. Ogni fotografia, perciò, ha un solo "piano di messa a fuoco critica" che viene determinato dalla fotocamera misurando in automatico la distanza in metri o centimetri tra l'obiettivo e il soggetto che si trova al centro del mirino nel momento in cui premiamo per metà il tasto di scatto.

Tuttò ciò che si trova su tale piano, ossia a tale distanza, detta "fuoco critico", sarà perfettamente a fuoco e perciò apparirà distinto e nitido nella nostra fotografia. Ciò che invece sarà più lontano o più vicino all'obiettivo rispetto alla distanza di fuoco critico, sarà progressivamente sempre più sfocato fino al punto a diventare indistinguibile. Nella pratica, non è possibile riconoscere il piano di messa a fuoco a occhio nudo. Il passaggio dalla nitidezza alla sfocatura è graduale al punto da formare un'area entro la quale gli oggetti ci sembreranno comunque nitidi, anche se non avranno una messa a fuoco perfetta. Tale area prende il nome di profondità di campo e copre un'ampiezza variabile a seconda della distanza del soggetto dalla fotocamera, della lunghezza focale dell'obiettivo e dell'apertura di diaframma. Giocando sulla profondità di campo si creano effetti creativi molto interessanti e si può trasformare completamente una foto, a parità di soggetto e di condizioni di luce.



Mssa a fuoco intermedia con diaframma chiuso
(discreta incisione per entrambi i piani, ma ancora imperfetta)
Iso 200 f/3.5 1/30 sec.

Grandangolo
(tutti i piani sono a fuoco)
Iso 800 f/4.2 1/50 sec.


L'apertura del diaframma riduce la profondità di campo 
Iso 800 f/4.3 1/50 sec.




Iso 200 f/3.5 1/30 sec. 


Iso 200 f/3.5 1/30 sec. 

martedì 27 dicembre 2011

Richard Avedon

Lo statunitense Richard Avedon (15 Maggio 1923, 10 ottobre 2004) operò in diversi rami della fotografia durante la sua vita, sempre alla ricerca di nuovi, interessanti soggetti, incarnando l'ideale del fotografo a tutto tondo (come Roberto Koch stesso lo definisce nel video postato in seguito).
Fu precursore di nuove tendenze, pioniere spinto alla ricerca e all'indagine sull'uomo da una curiosità sempre viva ed insaziabile.
La sua specialità furono i ritratti, sia di personaggi famosi, sia di persone comuni, che immortalò sempre andando alla ricerca di quell'insignificante dettaglio, dell'imprevisto capace di rivelare la natura intima del soggetto in questione.
Prezioso è il commento al lavoro del fotografo statunitense da parte di Roberto Koch, che nel video seguente presenta la retrospettiva allestita al Forma, Centro Internazionale di Fotografia di Milano, dedicata alle fotografie scattate da Avedon tra il 1946 ed il 2004


http://www.youtube.com/watch?v=XrO2Wu6Y0SM&feature=related






"Ho deciso per una serie di no. No alla luce raffinata, no alle composizioni artefatte, no alla seduzione delle pose o della narrativa. E tutti questi no mi hanno portato verso il "sì". Ho uno sfondo bianco. Ho la persona che mi interessa e quella cosa che accade tra noi." -cit. Richard Avedon-

Il resto lo lascio dire alle sue foto.


"I've worked out of a series of no's. No to exquisite light, no to apparent compositions, no to the seduction of poses or narrative. And all these no's force me to the "yes." I have a white background. I have the person I'm interested in and the thing that happens between us." -quote: Richard Avedon- 

I'll let his photos say all the rest. 

martedì 20 dicembre 2011

Modello Simple


Modello Simple°
Dal 13 dicembre 2011 al 14 gennaio 2012

Inaugurazione: martedì 13 dicembre 2011 ore 18.30 - 21.30
La galleria Monopoli presenta la mostra MODELLO SIMPLE°, una collettiva di opere fotografiche di 12 autori incentrata sulla ricerca iconografica della rappresentazione del modello umano.
Gli autori sono: Fabrizio Bellomo, Fabio Barile, Silvia Camporesi, Daniela Cavallo, Mario Cresci, Arianna Forcella, Cosmo Laera, Carmelo Nicosia, Cristina Omenetto, Francesco Radino, Pio Tarantini, Chiara Tocci

Curatrice: Antonella Pierno
     
GALLERIA MONOPOLI
via Giovanni Ventura 6 - 20134 Milano